L'IMPORTANZA DELL'AUDIOVISIVO: INTERVISTA

        1Prof.ssa Diadori Lei insegna glottodidattica c/o l’Università per Stranieri di Siena e ha       pubblicato diversi libri sull’italiano televisivo, sulla comunicazione non verbale ,sulla varietà dell’italiano,ecc.

    Ha inoltre pubblicato anche “ Viaggio nel mondo del cinema italiano “ libro con videocassetta, ce ne può parlare?

    Il volume “L’italiano televisivo” e quello della gestualità italiana (“Senza parole”) erano entrambi destinati a docenti di italiano a stranieri e volevano fare il punto su alcuni aspetti di una didattica dell’italiano ispirata all’approccio comunicativo e basata anche sull’uso delle moderne tecnologie. “Viaggio nel cinema italiano”, invece, è destinato agli studenti a livello avanzato, interessati a lavorare ( in classe o in autopprendimento) su alcuni brani di film italiani degli anni Novanta per approfondire la loro conoscenza dell’italiano, ma anche esercitarsi a comprendere meglio, attraverso le immagini e I dialoghi di film noti e amati in Italia e all’estero, certi aspetti della realtà socio-culturale italiana.

  1. Lei ha scritto in passato “ L’italiano televisivo”. In questo libro ha “ viaggiato nella televisione “ studiando le varieta’ della lingua italiana.Lei pensa che si possa insegnare l’italiano tramite la televisione? O meglio, pensa che la televisione possa essere un supporto pedagogico basilare da utilizzare durante il percorso didattico in L2 ?

La lingua della televisione occupa un posto particolare nel panorama sociolinguistico dell’Italia contemporanea: non più solo modello, ma pittosto specchio degli usi linguistici, offre infatti materiale di studio per chi si interessi al rapporto fra lingua e società anche in una prospettiva glottodidattica. Insegnare l’italiano con la televisione? Certo, se questo vuol dire saper prima di tutto selezionare I modelli linguistici e culturali più adeguati ai destinatari, saper utilizzare le strategie didattiche specifiche dei materiali audiovisivi, saper costruire la propria unità didattica utilizzando materiali filmati integrati con le altre modalità di insegnamento.

3- Molti insegnanti preferiscono utilizzare dei metodi- video in quanto trovano che i brani AV autentici siano troppo difficili. Lei cosa ne pensa e cosa suggerirebbe loro?

Bisognerebbe chiedere a questi insegnanti se, per lo stesso motivo, usano solo I manuali didattici di italiano per stranieri o non cercano piuttosto di integrarli con materiali autentici più aggiornati e più legati agli interessi della classe. In realtà, ifilmati che si possono trovare tra le trasmissioni televisive offrono un’ampia gamma di varietà di lingua, fra cui anche molti brani adatti ad un uso con studenti di livelli non avanzati.

 

  1. Ad un insegnante che vorrebbe utilizzare dei brani AV autentici, cosa consiglierebbe di fare?
  2. Il lavoro dell’insegnante è sicuramente faticoso: si tratta di registrare e visionare intere trasmissioni, selezionare e trascrivere il brano prescelto, didattizzarlo e idearne le fasi di presentazione in classe.

  3. Si dice che l’italiano come lingua sia in crisi. Ci può esprimere la sua opinione?

Una lingua si può dire in crisi quando perde la sua vitalità e cede spazio ad altre varietà linguistiche che ne invadono man mano gli ambiti d’uso: è così che si è esaurita la vitalità del latino nella tarda romanità, o sono addirittura scomparsi dei dialetti italiani come il dalmatico. Non è certo questo il caso dell’italiano contemporaneo! La trasformazione innegabile che l’italiano ha subito negli ultimi quarant’anni ( dovuta fra l’altro all’avvicinamento fra scritto e parlato e alla diffusione dell’italofonia in ambiti in passato prevalentemente dialettofoni) è avvenuta mettendo in moto una serie di fenomeni di semplificazione e di slittamento dello standard verso il basso che hanno fatto parlare di “crisi” dell’italiano. E’ il prezzoda pagare, in cambio di un uso capillare dell’italiano a livello di strati sociali e di canali comunicativi. A tutto questo si va ad aggiungere una grande apertura verso I forestierismi, eppure neanche il neocolonialismo linguistico dell’inglese sembra aggredire più di tanto il ricco patrimonio lessicale dell’italiano. Il vero rischio è un altro: il rischio è che la scuola non offra quei modelli di lingua “alta” del repertorio che difficilmente poi la maggioranza dei parlanti si troverà a saper dominare nella vità quotidiana. I mezzi di comunicazione di massa hanno messo alla porta le forme più auliche di italiano, I periodi complessi, I sinonimi del registro più formale a favore di un italiano “neostandard” di registro medio basso. Non si può parlare neanche di “crisi” ma piuttosto di un adattamento dell’italiano ad usi orali della lingua un tempo sconosciuti.L’italiano, insomma, tiene, anche grazie alla sua storia, secolare di relativa staticità: gli scossoni che sta subendo oggi sono solo “febbri di crescita”, potremmo dire, usando la metafora di una creatura in pieno sviluppo. Di tutto questo i più preoccupati sono forse I puristi tradizionalisti che vedono sfuggire loro di mano le certezze dello standard, sotto la spinta di un approccio sociolinguistico all’analisi della comunicazione. Ma non sono da meno I docenti di italiano, che non possono più limitarsi ad insegnare le regole della lingua “corretta” ma devono confrontarsi con il concetto di “adeguato” e “non adeguato” al contesto. A questi docenti in particolare consiglierei di utilizzare in classe I materiali autentici, fra cui quelli radiotelevisivi che costituiscono un osservatorio linguistico privilegiato sugli usi comunicativi dell’Italia di oggi.